DETTO RIDETTO E TORNATO A RIDETTERE

  NUORO. A Mamoiada, come a Napoli, i bambini della scuola d’infanzia sono alla pari con quelli del maestro Marcello D’Orta. Cambia soltanto l’idioma: ad Arzano, paese vicino al capoluogo campano, è il napoletano; a Mamoiada, invece, è il mamoiadino col colpo di glottide, ma anche l’italiano maccheronico. Come il best-seller “Io speriamo che me la cavo”, Mondadori, caso editoriale del 1990.  Giovedì 30, alla Satta, ore 17, Natalino Piras presenterà il libro “Detti, ridetto e tornato a ridettere. Pitzinnos e paragulas”, delle maestre d’asilo Annalisa Pau e Salvatorina Atzeni. Le maestre dell’Istituto Comprensivo di Mamoiada, hanno curato la trascrizione dei disegni e dei commenti dei bambini, raccogliendoli in un libro. Gustosissimo per le fulminanti didascalie.  Le maestre hanno deciso di pubblicare il materiale «con l’intento di valorizzare gli alunni, considerando l’identità della scuola e il suo stile educativo nella quotidianità». E veniamo ai bambini.   Tema: come nasce una famiglia. Ho disegnato due sposi di poco. Si sono incontrati, si sono sposati. È vessita in costume la sfosa, e lo sfoso ha una magliettina. Sono antichi perchè poi nasciano i figli e fa una famiglia. Prima si scontrano il babbo e la mamma e poi si sposano, perchè se no non si può fare figli… dopo. Babbo e mamma quando si sono sposati hanno fatto la festa, ma io non c’ero perchè non sapevo di chi era quel matrimonio… Prima si sono sposati mamma e babbo, perchè era il suo sposalizio, e allora al buio si sono coricati ed è nata prima mia sorella e poi io. Tema: babbo e mamma. Mio babbo è ambulanziere. Il mio fa il camionista, ma anche il pescatorista perchè va a pescare. Tema: Giuseppe e Maria. La maronna è la mamma di Gesù. E il marito della Madonna chi è? Risposta: il maronno.   Tema: Pensieri. Maè lei mi vuole a sposo, ma io non la voglio perchè è troppo povera. Carnevale. Mi sono vestito da Zorro e Robinudo. Io ho fatto Allichino vitito di me. Franca deve fare il vestito di damigiana che ha i pizzi, e poi quello di Agiziana. Io mi vesto di trighe della Palesia. Quaresima. Il colore della Quaresima è celeste. Celeste perchè è il colore dell’acqua, infatti si dice acquaresima.   S’iscravamentu. A s’icravamentu Gesù aveva i chiodi e la corona di spine, gli stava pure stretta. La storia è così: c’era una volta Gesù, che era morto e lo hanno portato nella tomba, poi le amiche l’hanno trovata vuota.   La Pasqua. Pasquale si festeggia a San Pasquale e Pasqualina a santa pasquetta. Gesù era nella tomba e poi è risolto. Oggi ho sentio Dio nelle campane che suonavano. Quando uno è in pace la faccia gli diventa sorrisina.   Identità. Sai cosa mi faccio da grande? Colombello dei carabinieri. Tu hai il pisellino e devi fare la pipì in piedi perchè sei maschio e io la faccio seduta perchè sono femmino… anche mio fratello e femmino. A casa mia il progenito è Simone e l’ultimo genico sono io. Maè mi che lui e lui si sono baciati a uomo a uomo. Hai visto maè, la bua me l’ha fatto il cane… E che è successo? È morto il cane… L’asino vola, il gatto vola, il cane vola. L’uccello morto non vola. Il mio gatto mangia, maula e rancula. La coccinella si è rompita. Il gatto grigio ha fatto mao, ma non sto capiscendo cosa vuole dire.   Il nostro corpo. Indicando il gomito: quello è il ginocchio del braccio. A tavola. Che buono questo caffè. Allora ti farai barista come tuo padre. No io mi faccio caffettiere.  E via di seguito, tra risate e strafalcioni. Ma anche un po’ di amarezza. Indiscutibilmente siamo di fronte a una vivace fantasia dei bambini che colorano i loro temi, grammaticalmente e sintatticamente scorretti, pieni di sardismi, storpiature delle parole e stravolgimenti dei verbi. Anche quando la Tv è entrata prepotentemente nelle case con la lingua nazionale. «Per noi – dicono le maestre – anche questo è “fare cultura”, uscendo dalle convenzioni e dagli schemi perché anche gli adulti possano rimparare dai bambini e riscoprire il senso ludico e gioioso della vita».
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